Ho fatto i biglietti da visita nuovi e sono dei floppy disk. Veri (presi da ebay usati), da 3,5 pollici, con sopra il mio brand.
Quando ne tiro fuori uno, le reazioni sono più o meno queste:
“No vabbè…”
“Che figata!”
“Noooo”
“Ma stai scherzando?”
E poi c’è chi va oltre e mi chiede: “Ma è vero? Che c’è dentro?”
Ovviamente avendoli presi su ebay e non avendo un lettore rispondo che non lo so, ma chiedo loro di farmi sapere se riescono a leggerlo se hanno un dispositivo che può farlo.
Comunque, la cosa che mi aspettavo, ma che non è successa, (soprattutto con i più giovani), è che nessuno mi ha mai chiesto cosa fosse.
Tutti lo hanno riconosciuto al volo e la cosa curiosa, se ci pensi, è che il floppy non è più sulle nostre scrivanie da minimo vent’anni. C’è un dettaglio, però, che fa capire come mai le persone, anche più giovani, intuiscono subito cosa sia: ci cliccano sopra ogni giorno quando vogliono salvare qualcosa.
E anche sotto il mio post si poteva notare questa cosa:

Il mio intento con questo biglietto era ovviamente di avere la reazione wow alla consegna (e ci sono riuscito).
Questa cosa però ha scatenato in me come al solito una domanda.
“Ma come ha fatto a sopravvivere così a lungo l’icona del floppy?” Scopriamolo insieme.
Come funziona il floppy
Sai che mi piace fare il nerd e sviscerare meglio le cose, quindi se non ti interessa salta a piè pari il paragrafo.
Partiamo dal bellissimo sportellino di metallo che scorreva di lato, un anti stress clamoroso. Spostandolo si intravedeva quel dischetto di plastica sottilissimo, ricoperto da uno strato di ossido di ferro, che è il parente stretto della ruggine. Quello strato è fatto di particelle minuscole che si comportano come delle piccole calamite, e ognuna si può orientare in un verso o nell’altro.
Infilando il floppy nel lettore (sentendo quel bellissimo clack), il disco iniziava a girare a 300 giri al minuto e una testina ci scorreva sopra toccandolo, orientando le particelle zona per zona a seconda di cosa doveva scrivere.
Il lettore si accorge di quando l’orientamento cambia, e quel cambio è l’informazione.
Anche qui, come nel CD, il disco era diviso in 80 anelli concentrici per lato e ogni anello in 18 spicchi da 512 byte (Se fai il conto vengono 1.474.560 byte)
Prima chicca da nerd e puntiglioso che sono: i 1,44 MB scritti sulla confezione sono un po’ una balla. Praticamente hanno preso 1.440 kilobyte da 1.024 byte l’uno e li hanno chiamati 1,44 megabyte, ottenendo un megabyte che non corrisponde né a quello da un milione di byte né a quello da 1.048.576. Un po’ una cagata diciamo, ma vabbè chissene.
Per me la genialata sui floppy era il metodo di come analogicamente si impostava la policy di sola lettura. Te lo ricordi quel forellino in basso che spostavi? Ecco, quello era il metodo per avviare il floppy in “sola lettura” ed evitare che venisse sovrascritto (non potevi farlo nemmeno per sbaglio).
Mi avevano messo un’ansia terribile nel maneggiarli perché dovevo tenerli lontani dalle calamite. Avevano ragione (almeno in parte), visto che si basava sull’orientamento delle particelle: un campo magnetico abbastanza forte le poteva spostare tutte insieme, cancellando de botto quello che ci si trovava sopra.
Il nome “floppy”, che in inglese significa “floscio”, deriva dal suo guscio: rigido fuori, ma non internamente. Infatti i primissimi, quelli da 8 e poi da 5,25 pollici, si piegavano e da lì è rimasto il nome.
Direi che lo spiegone nerd è finito. Ora sai come è fatto e funziona un floppy, ottimo lavoro.
Andiamo avanti.
Come ha fatto a sopravvivere?
Il floppy ha fatto il suo tempo e su questo siamo tutti d’accordo.
Ma come ha fatto a rimanere come icona per tutti questi anni? Questa è la parte che mi incuriosisce di più. Non sarebbe potuta evolversi nel tempo?
Che ne so, passando dal floppy al cd, alla chiavetta, all’hard disk e, infine, al cloud?
Da disegno a simbolo
Un certo Nielsen Norman Group (se non sai chi è e chi sono, mi dispiace ma hai una lacuna gigante) ci ha scritto sopra un articolo con una distinzione che rende bene l’idea.
Si è partito con il concetto di somiglianza. Excel 4.0 negli anni novanta usò l’icona che avevi sulla scrivania e su cui salvavi davvero.
Oggi si è passati dalla somiglianza al riferimento, cioè non assomiglia più a niente che usi ma indica comunque un’azione precisa.
Funziona incredibilmente ancora perché in un loro studio hanno dimostrato che l’83% delle persone l’ha associata a “salvare”, mentre un altro 13% l’ha descritta come un disco o addirittura una scheda SD. Quasi tutti, insomma, sapevano di cosa si trattava.
Per farti capire meglio il concetto voglio farti un altro esempio.
Sai da dove viene la lettera A?
Tra l’Egitto e il Sinai 3800 anni fa usavano in uno dei primi alfabeti una testa di bue con le corna (disegnata ovviamente) per indicare aleph, che voleva dire appunto, bue.
Arrivarono i greci che decisero (non so perché) di girarla al contrario chiamandola alpha e successivamente i romani la tennero così.
Oggi se guardi una A il bue non lo vedi più, eppure la leggi senza pensarci un secondo.
Il floppy con il Salva sta facendo la stessa cosa. Tra un po’ di anni nessuno si chiederà cosa sia, molto probabilmente.
Funziona proprio perché è morto
Una caterba di designer nel tempo hanno provato a sostituirla ovviamente, ma senza risultati. Anzi, usando un’altra icona il problema che sorgeva era quello di trovare un disegno che già non significasse altro.
Come dicevo sopra, nuvoletta = cloud, freccia verso il basso = scarica, e così via.
Il floppy di per sé non significa più “niente” come oggetto, ma è diventato un sinonimo di “salva”.
Tra l’altro, piccola curiosità così, a metà, il disco di Windows si chiama ancora C perché A e B erano riservati ai floppy.
Da qualche parte però è sparita
Per dovere di cronaca dobbiamo comunque notare che, su alcune piattaforme, l’icona è sparita. Prendiamo come esempio Google Docs, dove addirittura non è mai stata inserita. Molti software moderni presentano solo il testo “Salva”.
L’icona perde di senso quando il salvataggio è automatico, se ci pensiamo…
Quello che è durato è il disegno
Il floppy è stato pensato per conservare dati e per diversi anni ci ha aiutato a farlo (quando dei bambini cattivi come me non si mettevano a giocarci con le calamite).
Ma quello che è rimasto davvero è stato il disegnino di pochi pixel.
La cosa bella è che nessuno intenzionalmente ha pensato a questo ma è rimasto perché lo usavamo tutti i giorni. È rimasto perché è diventato più difficile toglierlo che tenerlo.
Chi è un giovanotto (come si dice giovanotto in femminile?) lo usa inconsapevolmente esattamente come la maggior parte delle persone scrive A senza vederci un bue.
Malinconia a parte, è incredibile perché ha funzionato così bene che non ha più bisogno di essere spiegato.
Noi (del mio mestiere) la chiamiamo legacy.
Conclusioni
Nella puntata precedente mi son preoccupato di come poter aprire e leggere un CD.
In questa puntata ho raccontato invece il simbolo e il significato che non è mai cambiato nel tempo.
Nel mio lavoro provo ad azzardare (sì dai, chiamiamolo così) cosa durerà nel tempo, ma la verità è che magari resterà un qualche dettaglio a cui oggi non sto dando nessun peso.
Intanto continuo a dare in giro i miei floppy. Chi li riceve quasi sicuramente non ha più niente per leggerli, ma sa benissimo cosa vogliono dire, e forse per un biglietto da visita è pure meglio così.
Ci vediamo alla prossima newsletter.
Senza filtri,
Chri





