Una mia giornata oggi è fatta tipo così: la mattina decido con un cliente come progettare un pezzo dell’architettura e discutiamo dove mettere i confini, cosa costruire subito e cosa invece può aspettare. Il pomeriggio è capace che quella stessa roba la metta a terra, la testi e la rilascio sempre io.
Il pomeriggio è capace che quella stessa roba io la metta a terra, poi la testi e te la rilasci.
Strategia, architettura, implementazione, test, rilascio. Tutta la catena da solo.
Se me lo avessero raccontato ai tempi in cui facevo il director of technology avrei pensato a un’azienda messa maluccio, con poche persone e un poveraccio che la teneva insieme stile giocoliere al semaforo con i birilli.
La mia giornata da director era composta da tre attività: gestione, strategia e hiring. Punto.
La parte tecnica la seguivo, ma sul lungo periodo e solo sulle cose grosse. Insomma, sulle “patate bollenti”, come le chiamavo io.
Cose classiche del: “chi siamo, dove andiamo, cosa costruiamo, cosa ci teniamo, cosa buttiamo via, chi ci ha mandati, perché viviamo in 14 un in un monolocale?” (se non avessi colto). La leadership quotidiana delle scelte tecniche mentre vengono fatte le cose, non ce l’avevo proprio. C’era il “dobbiamo sviluppare sta roba qua” e ogni tanto mettevo la testa nella parte tecnica, ma da molto molto in alto.
Ecco, oggi la testa ce l’ho dentro tutto il giorno.
La scala l’ho salita (quasi) tutta
Ho cominciato da sviluppatore, per poi diventare responsabile di un team e successivamente director of technology di un’intera azienda, che per quel tipo di organigramma voleva dire essere arrivato in cima. Praticamente sopra di me c’era soltanto il CTO (e il clielo).
In quel caso o avrei dovuto fare la macumba per diventare CTO per fare licenziare l’altro, o avrei dovuto cambiare azienda. Ho cambiato scala, decidendomi di mettermi in proprio.
Quella scala, per chi ha iniziato quando ho iniziato io, era per tutti uguale: sviluppatore, senior, lead, manager, director, CTO. Ogni gradino aveva il numero della fila (tipo al cinema o allo stadio), una fascia di stipendio e una competenza precisa (più o meno dai) che dovevi imparare per salire quello dopo.
Salendo smettevi progressivamente di “fare” per iniziare più a “decidere” che fare.
E arrivare nella stanza dove si decide e uscire da quella dove si esegue era un po’ il traguardo.
Ad una certa si è aperta anche la seconda scala, quella parallela dell’individual contributor. Sono arrivati lo staff engineer, il principal, l’architect e compagnia bella. Giustamente direi, anche perché non è che per guadagnare di più e contare di più devi per forza metterti a gestire delle persone, cosa per cui magari non sei portato o che magari... e dico magari... non vuoi fare.
Potevi restare a fare il mestiere tuo e crescere lo stesso.
Cosa è cambiato oggi
Immagina che quando inizi la carriera hai uno zainetto vuoto (responsabilità).
Ad ogni livello lo zainetto si riempirà con ogni responsabilità specifica per quello step e nella situazione classica, ad ogni livello che sali, lo svuoti e metti altre responsabilità.
Premessa importante: non sto parlando dei casi limite in cui ti davano responsabilità non tue, o non ti scaricavano mai lo zaino o altre cose da lamentele (giuste) da birra con gli amici la sera.
Bene, andiamo avanti.
Oggi in quello zaino quando scaliamo al livello successivo possono succedere queste due cose:
Diventi manager, ma ti viene chiesto di continuare a fare IC, non scarichi più lo zaino quando passi da manager a IC in questo caso.
Oltre alla tua di scala ti prendi anche quelle adiacenti, da sviluppatore puro devi anche fare prodotto.
Il perché immagino tu lo sappia bene ormai. Inizia con I e finisce per intelligenza Artificiale.
Questo perché al controllo peso, con l’AI, le attività di sviluppo si sono fatte più leggere e lo zaino non può essere leggero.
Costruire è diventato economico (almeno all’apparenza, perché poi già li vedi i bordelli che fanno le persone), mentre decidere quale cosa costruire costa esattamente quanto costava prima.
Lo sappiamo tutti che uno che ha già il contesto in testa, e sa dove guardare, fa prima a mettere le mani lui che a spiegare a qualcun altro cosa deve fare.
Detta così sembra una perdita di status, ma invece è esattamente il contrario.
Oggi scale si sono mischiate e ti chiedono di essere tank e healer nello stesso dungeon (sì, sono tornato sotto con WoW vista la BlizzCon).
Cosa faccio io
Seguendo io la selezione per i miei clienti, e ovviamente per il mio lavoro da Fractional CTO, mi ritrovo ad osservare spesso il mercato.
Ho notato che quel paradigma ha portato a dei veri e propri compartimenti stagni dove nessuno era in grado di uscire dagli schemi e solo in pochissimi lo facevano già prima.
Il 90% delle volte era perché venivano da startup early stage dove sei obbligato a lavorare così.
Solo che quando ti chiedono di tenerti dentro tutto nello zaino, ma per tot anni ti hanno chiesto di svuotarlo, non è che lo sai fare dall’oggi al domani. Mentre nelle early stage lo zaino non lo svuoti mai praticamente perché non c’è nessun altro a cui passarlo.
Per esempio a me non interessa quasi per niente il gradino sul quale una persona è arrivata, preferisco concentrarmi a conoscere le sue esperienze, i problemi che ha affrontato e le soluzioni che ha adottato.
Era una cosa che facevo anche da director, ma al tempo era solo una piccola parte del colloquio, oggi invece cerco di concentrarmi quasi esclusivamente su quello.
“Mi serve uno sviluppatore” il cliente me lo chiede lo stesso. Oggi alle aziende gli serve uno a cui puoi mollare un problema intero, che è un profilo un bel po’ diverso da uno che chiude ticket.
E la stessa cosa sento su di me.
All’inizio della mia carriera ho investito tantissimo sulla verticalità, cercando di diventare esperto su qualcosa prima di spostarmi su altro. Oggi il mercato del lavoro non te lo permette più, ti chiede di essere largo dal primo giorno ed il bello è che è proprio la verticalità che sta ricomprando l’orizzontalità. Su un botto di argomenti io non sono un esperto e non lo sarò mai, però ho abbastanza profondità da capire se quello che mi esce davanti ha senso oppure no, e tanto mi basta per muovermici dentro. La gamba verticale della T è diventata quella che mi permette di allargare la barra orizzontale senza fare disastri.
Ed è anche il motivo per cui questa storia mi rende più difficile da sostituire e non mi vergogno a dirlo.
Poi certo, un profilo così non lo trovi al primo giro di CV, ma questo è un’altra storia.
E per chi comincia adesso?
Questa è la domanda calda che si fanno tutti quindi me la faccio da solo.
Io posso permettermi di collassare i layer perché quella scala l’ho fatta tutta. Ho fatto gli anni da sviluppatore e quelli da director concentrandomi sulle cose principali da fare: scrivere codice nel primo caso, decidere nel secondo. Quelle competenze le ho costruite una alla volta, con relativa calma, e in due momenti diversi della mia vita.
Una persona che arriva adesso, o che ha tre/quattro anni di esperienza, quel lusso non ce l’ha e gli chiedono di riempire uno zaino immediatamente.
Le aziende che ti danno il tempo e l’ownership per fartene prima una e poi l’altra esistono ancora, vanno solo cercate e riconosciute. E soprattutto il ruolo non è una cosa che ti viene calata addosso il primo giorno e resta quella per tre anni: entri con un perimetro definito e poi quel perimetro lo ridefinisci insieme all’azienda mentre cresci, perché la responsabilità sta da entrambe le parti.
Lo so che sembra una supercazzola da colloquio, però la verità è un po’ questa. La gente brava che ho visto crescere in fretta è sempre stata gente con cui era facile lavorare e che a un certo punto ha chiesto di fare una cosa che non era nel suo perimetro, senza che nessuno gliel’avesse proposta.
Lo zaino pesa di più e va bene così
Onestamente io oggi sono contento di fare tutto.
Mi ero rotto le scatole di disegnare soluzioni tecniche e poi guardarle da lontano mentre qualcun altro le costruiva. Da director mi mancava proprio quello, la soddisfazione di mettere a terra la roba che avevo progettato, e per anni mi sono raccontato che fosse il prezzo giusto da pagare per essere stato promosso. Oggi la cosa che decido al mattino è la stessa che metto a terra al pomeriggio, e in mezzo non c’è più nessuno a cui spiegarla, che vuol dire un fraintendimento in meno, una cosa imparata in più e tempo risparmiato su quello che mi piace fare.
Quindi no, non la vedo come una fregatura del tipo “adesso fai due lavori e ti pago uno”.
Nello zaino c’è più roba, questo è poco ma sicuro e chi dice il contrario mente. Però è anche il modo più semplice che ho visto in questi anni per distinguersi, perché la gente che se lo porta tutto è ancora poca e si vede da lontano.
E cosa mi manca
Mi manca il confronto, quello vero e umano.
Quando togli i layer diventi una scheggia, ma rischi anche di ritrovarti da solo dentro la tua idea e più veloce vai, meno occasioni hai per accorgerti che non era perfetta.
Inizialmente magari avevi il collega senior che ti guardava e storceva il naso, il product che ti diceva che il requisito non era quello, e infine avevi qualcuno del team che ti fermava di fronte alla famosa macchinetta del caffè. Erano attriti (rotture), però servivano.
Un confronto con l’AI ce l’ho, per carità, e non è nemmeno male perché le faccio fare l’avvocato del diavolo. Solo che resta sempre un confronto con me stesso, perché il contesto glielo do io e quindi al massimo mi torna indietro una versione più ordinata di quello che già pensavo.
Adesso sto provando a rimediare parlando di più con altri professionisti, ma se prima era qualcosa che usciva naturalmente, ora devo sforzarmi per farlo.
Senza filtri,
Chri





