Mio suocero ogni tanto tira fuori una frase che gli diceva suo padre: devi sempre lavorare bene, così quando te ne vai la gente parlerà bene di te.
A dire il vero non dice proprio così, dice qualcosa come “dove vai devi lasciare l’odore”, ma in dialetto siciliano.
Il senso resta lo stesso.
Col tempo l’ho fatta mia e quando esco da un posto provo a lasciare un profumo. Può essere buono o può essere cattivo, ma lo lascio comunque.
Inutile dirti che questo concetto vale in tutti gli aspetti della propria vita, ma per quanto mi riguarda nel mio mestiere diventa fondamentale, perché io nei progetti entro ed esco sempre.
E quando entro, il profumo di chi c’era prima lo senti... e pure tanto.
La cosa bella (o brutta, vedi tu) è che quel profumo non arriva l’ultimo giorno, ma viene costruito da come hai lavorato per tutto il tempo prima. E siccome io da ogni progetto prima o poi me ne vado, lavoro dal giorno zero per creare le migliori condizioni della mia uscita.
Un mio cliente come esempio
Prendiamo un mio vecchio cliente: Talentware (che saluto calorosamente).
Con loro il percorso è durato due anni e l’obiettivo, dichiarato fin dall’inizio, era quello di costruire e farmi da parte trovando poi un CTO interno che mi sostituisse.
Tutti sapevano che sarei uscito, quindi non me ne sono andato così, de botto, una mattina dicendo “Bella regà, se vedemo”.
Sapevamo quando e sapevamo che chi sarebbe arrivato avrebbe dovuto trovare tutto in ordine.
Sei mesi prima dell’uscita ho iniziato a fare quello che provo a fare sempre, solo con più attenzione, perché stavolta la data era scritta sul calendario.
Ho passato al team la conoscenza, sia la parte tecnica che quella di business (il famoso knowledge transfer). Se sono l’unico a sapere come si fa una cosa il problema ce l’ho io, ma soprattutto ce l’ha il cliente il giorno dopo che me ne sono andato. Ti ricordi la persona della newsletter del CD? Quella che era l’unica a sapere come si deployava e che se n’era andata a febbraio. Il progetto gira ancora e il repo è lì, solo che chi lo faceva girare non risponde più alle mail. Ecco, io quella persona non voglio esserla.
Ho documentato tanto, che poi è un po’ il seguito della 1. Su Confluence ho scritto abbastanza da permettere a chiunque di ricostruire tutto in autonomia. L’AI oggi ti aiuta un botto a capire cosa fa il prodotto che non hai scritto tu, ma il perché se non è documentato, il codice non te lo dice. Non è la parte divertente del lavoro (anzi), però se non lo faccio io prima di uscire, dopo si attaccano al tram e tirano forte.
Ho dedicato del tempo al nuovo CTO, appena è arrivato, per passargli tutto quello che gli serviva, per tutto il tempo che gli serviva. Le prime due cose le prepari in mesi, questa la fai nelle ultime settimane, ed è quella che il cliente si ricorda.
C’è anche chi sparisce
L’ultimo punto fa la differenza. Lo so perché l’handover mi capita spesso di riceverlo, non solo di farlo. Che dall’altra parte ci sia un CTO interno o un’agenzia, le persone si dividono più o meno in due.
Ci sono quelli super disponibili, che ti rispondono, ti fanno vedere dove stanno le cose e ti dicono pure quello che non hanno fatto in tempo a sistemare. Alla grande direi.
E ci sono quelli che spariscono: al massimo ti arriva una mail con un po’ di documentazione (che manco è completa) e da lì te la vedi tu.
Ti è mai arrivata una mail così? A me sì, più di una volta.
Con i primi in qualche giorno sai dove mettere le mani, con i secondi passi settimane a ricostruire cose che qualcuno sapeva benissimo e non ha avuto voglia di scrivere. E quelle settimane le paga alla fine la startup.
Come fai a sapere se dopo che lasci il cliente è andato tutto bene?
Banalmente il telefono dopo l’handover non squilla, nessuno ti scrive “siamo nella merda senza di te” e magari ti arrivano pure i complimenti da chi ha preso in mano il tuo lavoro.
E onestamente, da fractional il silenzio dopo un’uscita è la cosa migliore che ti possa capitare.
Conta come finisce la partita
Nello sport puoi giocare bene o male, e ciò che conta alla fine è come finisce la partita.
Nel lavoro è la stessa cosa, le persone si ricordano di te per come te ne sei andato e ciò che hai lasciato, non per come hai lavorato nei due anni prima.
Certo, sarei ipocrita se ti dicessi che il 70% dei miei clienti che arrivano da referral non c’entrano niente.
Il cliente che lasci bene è quello che ti passerà il prossimo, ma viene dopo. Cerco di fare le cose bene perché per me è il modo giusto di lavorare e perché a fare male, alla fine, sono capaci tutti.
E poi c’è la regola che mi dicevano da bambino, non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te. Io so cosa si prova ad aprire quella mail con la documentazione a metà, quindi so anche cosa non voglio lasciare.
Mio suocero quella frase in siciliano la ripete ancora ogni tanto e io faccio finta di sentirla per la prima volta (più o meno). Intanto da qualche parte c’è un CTO che lavora su quello che ho lasciato io e non mi ha mai chiamato. Lo prendo come un buon segno (spero).
Ci vediamo alla prossima newsletter.
Senza filtri,
Chri




Ricordo questa frase che mi hai detto alla nostra prima call conoscitiva !
Dovunque vada e c’è qualcuno che ha lavorato con te o ha ripreso il lavoro da te svolto mi ha detto che l’ambiente sa dello stesso odore di un libro appena comprato
Continua così Chris!!!