Come risparmio 788 euro l'anno costruendomi i tool con l’AI
Senza filtri #20
L’altro giorno stavo rinnovando il mio sito e volevo aggiungere una seconda lingua e i case study. Per farlo, il buon Webflow, un tool da 182 euro annui, mi chiedeva altri 18 dollari al mese.
In totale 200 euro in più all’anno per qualcosa che, tecnicamente, è solo una cartella di file duplicati con un testo diverso.
Stavo per cedere, alla fine mi serviva, poi arriva una mail:
Allora mi sono chiesto: ma quanto ci metto a farmi il sito da zero con l’AI?
4 ore dopo avevo un sito custom in Astro, hostato gratis su Vercel, con tutte le lingue che volevo e i case study in markdown.
E lì è partita la spirale.
La lista della spesa che non volevo più pagare
Una volta capito che potevo costruirmi il sito, ho iniziato a guardare gli altri abbonamenti con occhi diversi.
Webflow: 362 euro l’anno.
Shield (analytics LinkedIn): 166 euro l’anno per vedere quattro grafici che potevo farmi da solo.
Zapier: 260 euro l’anno per automazioni che n8n fa self-hosted a 10 dollari al mese.
Totale: oltre 788 euro l’anno. Non sono cifre che ti cambiano la vita, sia chiaro, ma sono soldi che pagavo per funzionalità che usavo al 20%.
Il problema non era il prezzo. Era che stavo pagando per software pensati per tutti, quando a me serviva qualcosa di specifico.
4 ore e un sito nuovo
Ho aperto Claude Code, ho descritto quello che volevo e ho iniziato a costruire.
Il sito in Astro è stato il progetto più lineare. Template base, markdown file come CMS e deploy su Vercel. Zero costi di hosting, performance migliori di Webflow, controllo totale sul codice.
Ma la vera soddisfazione è stata Shield.
Shield ti mostra le analytics dei tuoi contenuti LinkedIn: impression, engagement, crescita followers. Tutto utile, ma è lento e poco funzionale.
Lo usavo una volta a settimana per confrontare il periodo passato con quello corrente e per fare ragionamenti sulla settimana successiva. Il problema principale, però, era che non mi permetteva di confrontare velocemente i dati e che l’interfaccia non rispondeva come desideravo.
Quindi mi sono costruito il mio sistema:
Un’estensione browser che fa scraping dei miei dati analitici direttamente da LinkedIn
Un server locale che salva questi dati
Una dashboard che mostra esattamente quello che mi serve
Gira tutto in locale. Niente cloud, niente abbonamenti, niente limiti. E la dashboard fa esattamente quello che voglio io, non quello che ha deciso qualcun altro.
L’ho chiamato Scudo. Ovviamente, direi.
Il fenomeno che sta crescendo
Non sono l’unico a fare questa cosa.
Su Reddit un utente ha documentato come è passato da 1.200 dollari al mese di abbonamenti SaaS a 50 dollari in costi server. Ha sostituito il suo tool di email marketing con AWS SES, ha costruito il suo workspace AI invece di pagare ChatGPT Plus e Claude Pro, ha creato un unico strumento per la creazione contenuti invece di pagare Canva, generatori di immagini ed editor video separati.
Un ragazzo ha raccontato su LinkedIn come ha ricostruito uno dei tool SaaS core della sua azienda in 11 ore durante un weekend. Risparmio annuale: 72.000 dollari. E l’applicazione personalizzata non era solo più economica, ma era anche migliore perché costruita esattamente sulle loro esigenze.
I numeri di mercato confermano il trend. La spesa media SaaS per dipendente è salita a 4.830 dollari nel 2025, in aumento del 22% rispetto all’anno precedente. Ma il 42% delle organizzazioni ha ridotto la spesa SaaS per pressioni di budget. E McKinsey rileva che solo il 25% delle licenze SaaS acquistate viene effettivamente utilizzato in modo consistente.
Stiamo pagando per software che usiamo poco, con feature che non ci servono, a prezzi che aumentano ogni anno.
Quando ha senso costruire (e quando no)
Non tutto va costruito da zero. Io continuo a pagare Notion e Cal.com senza pensarci due volte.
Come decido cosa pagare? Ho un processo che uso anche con i clienti quando devono scegliere se comprare un SaaS o costruire internamente. Si divide in tre parti: prima i criteri bloccanti, poi i numeri, infine i fattori qualitativi che i numeri non catturano.
Parte 1: I criteri bloccanti
Alcune domande hanno risposta binaria. Se la risposta è sì, compra e non pensarci più.
Il tool gestisce pagamenti, dati sanitari o informazioni sensibili? Compra. La sicurezza e la compliance richiedono competenze e aggiornamenti continui che non puoi garantire da solo.
Hai bisogno di integrazioni con altri sistemi che usi quotidianamente? Compra. Ricostruire le API di Notion che si collegano a Slack, Calendar e altri 50 tool richiederebbe mesi.
Il tool è correlato al tuo core business e un’ora di downtime ti costa più dell’abbonamento annuale? Compra.
Se nessuno di questi criteri si applica, vai avanti.
Parte 2: Il calcolo del break-even
Prendi tre numeri:
Ore stimate per costruire un MVP funzionante
Ore stimate di manutenzione annuale (bug fix, aggiornamenti, piccole modifiche)
Il tuo costo orario reale (non quello che fatturi, quello che il tuo tempo vale per te)
La formula: (ore_build + ore_manutenzione_anno1) × costo_orario = costo_costruzione.
Se il costo di costruzione è inferiore a 2 anni di abbonamento, costruire ha senso economico.
Facciamo un esempio concreto con Shield: 4 ore di build + 2 ore stimate di manutenzione primo anno = 6 ore. Se valutiamo il mio tempo 120 euro/ora (è un esempio, fai il bravo/a) fanno 720 euro. Shield costa 166 euro/anno. Break-even in 4.3 anni. Numeri alla mano, non conviene.
Ma i numeri non raccontano tutto.
Parte 3: I fattori qualitativi
Il calcolo del break-even assume che il SaaS e la soluzione custom abbiano lo stesso valore. Spesso non è così.
Shield non mi permetteva di confrontare settimana su settimana.
Ogni volta che aprivo la dashboard perdevo 10 minuti a esportare dati e metterli in un foglio Excel. Sono 40 minuti al mese, 8 ore all’anno. A 120 euro/ora, 960 euro di tempo buttato. Aggiungi questo al calcolo e il break-even scende sotto l’anno.
Poi c’è la frustrazione. Ogni volta che un tool non fa quello che ti serve, perdi concentrazione. Ti arrabbi. Cerchi workaround. Questo costo non compare in nessun foglio Excel, ma esiste.
E infine c’è quello che io chiamo il “costo dell’attesa”: quanto tempo passi a sperare che il SaaS aggiunga quella feature che ti serve? Con Webflow ho aspettato due anni che il multi-lingua diventasse accessibile. Due anni di workaround e compromessi.
La sintesi
Quando valuto se costruire o comprare, seguo questa sequenza:
Criteri bloccanti? Se sì, compra.
Break-even sotto i 2 anni? Se no, probabilmente compra.
Ci sono fattori qualitativi che cambiano l’equazione? Feature mancanti che ti costano tempo ogni settimana? Frustrazione ricorrente? Se sì, riconsidera i numeri.
Cal.com passa tutti e tre i test dalla parte del “compra”: non ho bisogni specifici, il break-even sarebbe lunghissimo, non mi frustra mai.
Shield falliva su tutti e tre: nessun criterio bloccante, break-even accettabile considerando il tempo perso, frustrazione alta.
Costruire si è rivelata la scelta giusta.
Il vero cambiamento
Parliamoci chiaro, l’AI non ha reso obsoleti i SaaS, ma ha stimolato ancora di più il “make vs buy”.
Prima, costruirsi un tool interno richiedeva settimane di sviluppo, competenze specifiche, manutenzione continua. Il costo era quasi sempre superiore all’abbonamento.
Oggi, con con i vari agent, un developer può costruire in ore quello che prima richiedeva giorni. E anche chi non è developer può arrivare a risultati funzionanti per casi d’uso semplici.
Ma attenzione: questo funziona per tool interni e casi d’uso specifici. Il codice generato dall’ AI può essere buggato, insicuro e difficile da scalare. Va bene per una dashboard personale. Non va bene per un sistema di pagamenti ad esempio.
Klarna ha provato a sostituire Salesforce e Workday con soluzioni AI interne. I risultati iniziali sembravano fantastici: 40 milioni di dollari di risparmio annuale, tempi di risoluzione ticket ridotti da 11 a 2 minuti. Poi sono emersi i problemi e il CEO si è dichiarato “tremendamente imbarazzato”, al punto da fare marcia indietro.
L’AI è matura per sostituire tool semplici e specifici. Non è matura per sostituire sistemi enterprise complessi.
Quello che mi porto a casa
Dopo questa esperienza, ho cambiato il modo in cui guardo gli abbonamenti.
Prima rinnovavo tutto in automatico. Ora mi chiedo: questo tool fa qualcosa che non potrei farmi da solo in meno tempo di quanto costa l’abbonamento?
Questa esperienza ha cambiato il mio modo di guardare gli abbonamenti. Se prima rinnovavo tutto in automatico, ora mi domando: questo tool da qualcosa che non potrei farmi da solo e, proporzionalmente, in meno tempo di quanto costa l’abbonamento?
Per Shield, la risposta era no. 4 ore di lavoro per risparmiare 166 euro l’anno e avere un tool migliore. Il break-even è in meno di 1 anno e da lì in poi è tutto guadagno.
Per Notion, la risposta è sì. Costruirmi un’alternativa richiederebbe settimane, e il risultato sarebbe peggiore.
Il punto non è eliminare tutti i SaaS. È smettere di pagare per software che non usi come dovresti, solo perché “si è sempre fatto così”.
Quando un solo developer può costruire in un weekend quello che prima richiedeva un team, l’equazione economica cambia. E chi non se ne accorge continua a pagare per feature che non usa, in tool pensati per tutti tranne che per lui.
Il mio sito nuovo è online. La dashboard analytics funziona. E ho 788 euro in più all’anno da spendere in cose che contano davvero.
Ci vediamo alla prossima newsletter.
Senza filtri,
Chri






