1520 ore, 12 clienti, 2 fallimenti e una figlia
Senza filtri #19
Nel momento dell’anno dei vari Spotify Wrapped ho deciso di raccontare tutto il mio 2025.
In questo articolo ti voglio mostrare tutto il mio 2025 facendolo come mi riesce meglio: con i numeri. Ti dirò cosa è andato bene, cosa è andato male e cosa mi aspetto dal 2026 (tipo letterina di babbo natale, ma senza regali).
Ti anticipo già che nessuna call mi ha cambiato la vita, nessun cliente mi ha fatto saltare dalla sedia e nessun post virale ha svoltato tutto.
Eppure, guardando i numeri che ho davanti, realizzo che questo è stato l’anno più importante della mia vita. Sia dal punto di vista professionale che privato.
Il 2025 è stato il mio primo anno completo da solo come SRL, diciamo il mio primo bilancio vero dopo quasi quattro anni di lavoro indipendente. Ah e nel frattempo è nata pure la mia prima figlia.
“Gli occhi chico, non mentono mai” — diceva Tony Montana. Ecco, io invece dico sempre: “I numeri chico, non mentono mai”.
E a me questi numeri piacciono.
I numeri del mio business
Va che curiosone/a che sei. Vabbè non mi dilungo anche perché so che è quello che vuoi sapere.
Clienti: 12 clienti attivi nel 2025. Di questi, 5 nuovi e 7 rinnovi. Un tasso di retention che mi fa capire che qualcosa sta funzionando nel modo in cui lavoro.
Discovery call: 48 in totale durante l’anno. Di queste, 3 si sono trasformate in clienti completamente inbound. 25 non sono andate avanti. 13 non erano in target.
Da dove arrivano: Il mio business oggi gira per un 70% da referral e un 30% da inbound. I referral non li traccio perché arrivano in modo organico, ma sono la spina dorsale di tutto. L’inbound arriva principalmente da LinkedIn.
Ore lavorate: 1520 ore fatturate in tutto l’anno. Mi sono preso diversi momenti di pausa, soprattutto dopo la nascita di mia figlia.
Margine: 22% netto, dopo tasse, costi dei collaboratori e il mio stipendio. Il margine è già al netto di quello che mi pago ogni mese.
ROI del marketing: Investo 4 ore a settimana sui contenuti, con il supporto di Veronica e Marco che mi danno una mano nella gestione. I costi di marketing li avrei coperti con un solo nuovo cliente inbound. Quest’anno ne ho chiusi 3. Il conto torna.
Ah, pensavi ti dicessi quanto ho fatturato?
I contenuti: il secondo lavoro che mi piace di più
In questi giorni chissà quante volte avrai letto che essere presenti è fondamentale e magari chi lo scrive allega anche risultati flexati manco fosse Fabrizio Corona. Io però voglio approcciare alla cosa in maniera diversa, altrimenti rischierei di sminuire ciò che per me, nel mio caso specifico, è in tutti i sensi un secondo lavoro.
Quattro ore a settimana. Ogni settimana. Per un anno intero. Senza mai una pausa.
Totale: 208 ore. 26 giorni lavorativi.
Questo è quanto ho lavorato sui contenuti quest’anno. Questo è il tipo di investimento, non di costo, che c’è dietro ai numeri che leggi qui sotto. E non l’ho fatto da solo: Veronica e Marco (angeli custodi ormai) mi hanno supportato nella gestione e senza di loro sarebbe stato difficile mantenere questa costanza.
A questo aggiungo le interviste e i workshop che ho fatto durante l’anno. Uno in particolare: con Factanza Academy, dove ho raccontato come uso l’intelligenza artificiale per creare contenuti. Uscire dalla mia bolla e parlare a pubblici differenti è stato parte dell’investimento.
Ora arriva la ciccia.
LinkedIn:
Follower: da 9.327 a 11.728 (superata la soglia dei 10k → ho fatto anche un video per questo)
Post pubblicati: 190
Impression totali: 2.8 milioni (+100% rispetto al 2024)
Engagement: 0.9%
Commenti: 4.100
Reaction: 18.400
Repost: 285
Visitatori del mio profilo: 10988
Per dare un contesto a questi numeri: se avessi voluto comprare 2.8 milioni di impression su LinkedIn con advertising, a un CPM medio di 35 euro, avrei speso circa 100.000 euro. Le ho ottenute con 208 ore di lavoro e zero budget pubblicitario. Non per dire che la pubblicità non serva, ma per far capire il valore reale di quello che molti liquidano come “fare un post”.
Newsletter:
Progetto più figo di quest’anno secondo me. Ho ritrovato una voglia di condividere che avevo perso grazie alla newsletter. Su questo ci farò un articolo e se non non l’hai ancora fatto… iscriviti.
Articoli pubblicati: 18
Iscritti: 262
La cosa che ho imparato è che i contenuti che funzionano non sono quelli dove insegno qualcosa. Sono quelli dove racconto come io faccio le cose. Nessuna lezione, nessun “dovresti fare così”. Solo la mia esperienza, raccontata per quello che è.
I contenuti che hanno funzionato di meno sono stati quelli più tecnici, dove davo valore oggettivo, ma non parlavo delle difficoltà che incontra chi mi legge. Erano troppo distanti dal problema reale.
Un’altra cosa che ho notato: se ti lamenti sui social, l’attenzione arriva. Ma attenzione e valore sono due cose diverse. Io preferisco avere meno attenzione e più valore.
Non tutto è andato rose e fiori
Quest’anno ho perso due clienti.
Non per mancanza di lavoro, non per problemi di budget. Li ho persi perché ho sbagliato io.
L’idea era semplice: delegare di più per prendere più clienti. Avevo collaboratori esperti, persone con cui avevo già lavorato e di cui mi fidavo. In un caso ho delegato la parte tecnica, nell’altro la parte di prodotto e design.
Il piano sembrava solido: io seguo la relazione col cliente, loro eseguono. Ogni tanto controllo che tutto stia andando nella direzione giusta.
Il problema è che “ogni tanto” non basta.
Mi sono accorto troppo tardi che le aspettative si erano disallineate. Il cliente si aspettava una cosa, il progetto stava andando da un’altra parte. Quando me ne sono reso conto, ho provato a correggere il tiro, ma era troppo tardi.
La fiducia, una volta persa, è difficile da riconquistare.
La lezione che mi sono portato a casa è che puoi delegare l’execution, ma non la relazione e il controllo strategico, perché la mia presenza per il cliente non è un optional ed è importante. Alla fine è il prodotto stesso.
Non si trattava di controllare i miei collaboratori, mi fido ciecamente di loro. Si trattava di mantenere l’allineamento sui requisiti, di essere presente quando le aspettative iniziano a divergere e di accorgemene prima che sia troppo tardi.
Quindi, dopo questa esperienza ho ripensato il mio modo di lavorare: cerco di essere più presente nelle fasi di interfaccia col cliente, e uso l’intelligenza artificiale per essere più operativo e coinvolto nelle diverse fasi di progetto, andando a recuperare il tempo di cui ho bisogno. Non per fare di più, ma per farlo meglio.
Le relazioni e il personal brand
Quest’anno ho fatto 30 networking call.
Nessuna di queste ha portato un cliente diretto. Zero.
Ma non è quello il punto.
Il ROI sul networking non si misura in deal chiusi. Si misura in riconoscibilità, in fiducia costruita, in opportunità che arriveranno tra sei mesi o un anno.
Quello che sta succedendo è che le persone iniziano ad associare “Fractional CTO” al mio nome. Quando qualcuno ha bisogno di questa figura, pensa a me. Non perché ho fatto pubblicità, ma perché mi hanno visto, mi hanno parlato, sanno chi sono.
Le networking call alimentano il referral anche quando non portano business immediato. Ogni conversazione è un seme. Alcuni germogliano subito, altri ci mettono tempo.
Continuo a farle, non ho tanto spazio nel calendario, ma le voglio fare. Perché mi piace essere d’aiuto alle persone che mi scrivono e perché non sempre è necessario fare qualcosa per ricevere altro in cambio.
Come è cambiato tutto con lei 💖
Da quando è nata mia figlia, le mie scelte di business sono cambiate.
Non in modo drammatico, alla fine non ho rivoluzionato niente. Ho dovuto, però, incastrare la mia vita in modo diverso.
Prima se c’era una cosa da fare nel weekend la facevo, adesso mi impongo di non lavorare. prima staccavo quando finivo il lavoro, adesso stacco perché… devo staccare.
La disciplina che ho costruito negli anni mi sta permettendo di ritagliarmi spazio per lei. Il mio lavoro e la mia vita sono diventati una cosa sola da gestire insieme, non due mondi separati che si rubano tempo a vicenda.
Prima la mia vita girava intorno al lavoro. Adesso c’è equilibrio.
E questa è probabilmente la cosa di cui sono più orgoglioso di tutto il 2025.
Il collaboratore svizzero
C’è un’altra cosa che ha cambiato il mio 2025: l’intelligenza artificiale.
Non come hype, non perché è diventata una buzzword, ma perché è uno strumento di lavoro quotidiano.
L’AI è diventata il mio collaboratore silenzioso. Mi accompagna nello sviluppo, nella strategia, nel brainstorming, nella creazione di contenuti.
(Non sostituisce niente, ma amplifica tutto).
Il boost non è stato solo sulla produttività, ma sulla qualità. Riesco a fare cose che prima non avrei avuto tempo di fare bene.
Lavorare senza intelligenza artificiale oggi sarebbe fare un passo indietro. Non è più un optional, è parte del mio modo di operare.
Se vuoi sapere come uso l’AI nel mio lavoro quotidiano, scrivimi. Sto pensando di creare contenuti dedicati a questo tema.
Ma intanto lunga vita a Claude.
Il mercato e cosa mi spaventa
Nel 2025 ho visto il mercato del Fractional CTO crescere.
Tante persone mi hanno scritto per capire come entrare in questo mondo. Le startup cominciano a capire cosa fa un Fractional e perché ha senso. Anche gli investitori hanno cambiato prospettiva: avere figure Fractional in una startup non è più visto come un segnale negativo, ma come una scelta intelligente.
Quello che mi preoccupa per il 2026 è non sapere come evolverà l’intelligenza artificiale. Non quanto velocemente cambierà le cose, ma quanto tempo avrò per adattarmi.
Quello che mi entusiasma è che l’AI potrebbe rendere il modello Fractional ancora più percorribile. Se un singolo professionista può fare di più e meglio grazie a questi strumenti, il valore che porta aumenta (e non di poco)
Il 2026: meno, ma meglio
L’anno prossimo ho deciso di fare dei cambiamenti.
Cosa smetterò di fare:
Non accetterò più founder che vogliono costruire un MVP da zero senza aver validato niente. Prima devono testare l’idea con gli strumenti che esistono già. Poi, dopo aver raccolto un finanziamento anche minimo, possiamo lavorare insieme.
Ho cambiato target: mi concentro su startup che hanno già dei finanziamenti e possono investire seriamente sul prodotto, la tecnologia e il team.
Smetterò di delegare le cose sbagliate. La lezione dei due clienti persi è chiara.
Cosa farò diversamente:
Selezione più mirata dei clienti, così da ridurre i costi e aumentare i margini. Il fatturato potrebbe scendere, ma la proporzione dovrà rimanere la stessa.
L’obiettivo? porre il focus sulla qualità e non sulla quantità. Voglio lavorare meglio, non di più.
Il nuovo progetto:
Nel 2026 lancio il mio canale YouTube.
Questa è la prima volta che ne parlo pubblicamente.
Mi sono reso conto che creare contenuti è il mio secondo lavoro, ma è quello che mi piace di più fare. Condividere le mie esperienze è quello che mi dà la maggiore soddisfazione. Voglio avvicinarmi ancora di più alle persone e farlo tramite video è il passo successivo.
(Se vuoi iscriverti per non perderti il primo video questo è il link)
L’obiettivo per il 2026:
Ripetermi. Quest’anno è stato ottimo e l’obiettivo è fare altrettanto bene migliorando sulla qualità.
Il filo conduttore
Se dovessi riassumere il 2025 in una parola, sarebbe questa: costanza.
Non c’è stato un momento di svolta. Non c’è stato un colpo di fortuna. C’è stata disciplina e la capacità di continuare a fare le cose che funzionavano anche quando non vedevo risultati immediati.
Dopo quasi quattro anni di lavoro indipendente, posso dire che il sacrificio ha avuto senso.
Ho un’azienda che funziona. Ho una figlia bellissima. Ho un equilibrio che prima non avevo.
Scusa se è poco.
Ci vediamo alla prossima newsletter.
Senza filtri,
Chri









